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SEMINARIO DI MEDICINA MANUALE

Il 14 gennaio 2012, presso il Centro Medico “Artius” di Arzano(NA), si è  svolto il Convegno “Il Mal di Schiena : Diagnosi,Trattamento manuale e farmacologico” con il patrocino dell’A.I.R.A.S di Padova e  del Comune di Arzano .
La partecipazione al convegno è stata gratuita e riservata esclusivamente ai medici, infatti, malgrado le numerose richieste, non sono state accettate iscrizioni di fisioterapisti, diplomati Isef e altre professioni sanitarie non mediche. Alla presenza di numerosi medici, provenienti da tutto l’hinterland napoletano e del Sindaco di Arzano (anche egli medico), i relatori Dr. Stefano Alzeni, Dr. Giovanni Asero , Dr. Arcangelo Fiorillo, hanno  cercato di far conoscere ai presenti l’AIRAS  e la Medicina Manuale Ortopedica di Maigne
Il convegno si è  svolto in due parti. Una prima parte teorica,durante la quale, ad  una breve introduzione storica della Medicina Manuale  sono seguite delle interessanti relazioni sul mal di schiena , trattato sia sotto l’aspetto  fisiopatologico e diagnostico sia sotto l’aspetto terapeutico (manuale e farmacologico).Dopo il “coffee break “ed il rinfresco, gentilmete offerto dal Centro Artius  ha avuto inizio la fase pratica del convegno, con la dimostrazione di come si effettua la visita in medicina manuale del paziente affetto mal  di schiena. È stato sicuramente questo il momento che ha destato maggiore curiosità nei colleghi presenti, i quali. hanno potuto assistere dal vivo all’esame semiologico -segmentario di Maigne per la ricerca del DDIM (Disturbo Doloroso Intervertebrale Minore)   praticato su una bella e nota atleta di pallavolo femminile. Chissà se i presenti erano più concentrati sulla visita che effettuava il Dr. Asero o sulla pallavolista! Alcuni medici affetti da mal di schiena si sono poi volentieri sottoposti ad un  trattamento di Medicina manuale praticato dal Dr. Alzeni e dal Dr. Fiorillo ed hanno potuto così constatare l’efficacia pressoché  immediata delle manipolazioni vertebrali.
L’innovatività dell’approccio alla patologia presentata, nonché la possibilità di sperimentarne dal vivo i benefici hanno suscitato la gratitudine e la soddisfazione dei colleghi che hanno preso parte all’evento.  Il convegno si è infatti concluso con la promessa di programmare un nuovo “rendez-vous” affinché i relatori possano ulteriormente approfondire le tematiche inerenti il dolore di origine vertebrale.

A cura di: Arcangelo Fiorillo

FITOTERAPIA: PASSIFLORA

La passiflora è una pianta medicinale  comunemente utilizzata per le sue proprietà sedative (F. Deodato, 2011).

Vi sono molte evidenze sperimentali e benche il meccanismo d’azione non sia completamente chiaro è probabile che l’ azione si eserciti a livello del recettore delle benzodiazepine. E’ noto da tempo (Wolfman, 1994) che il 5,7 di OH flavone Crisina, isolato inizialmente da P. cerulea, interagisce con questi recettori. Studi in doppio cieco sui ratti un’ azione di questa sostanza trovata più recentemente anche nella varietà Incarnata che è il tipo di passiflora comunemento utilizzata in fitoterapia.

Comunque sia, su questa pianta medicinale sono comparsi molti altri articoli che dimostravano questa azione sull’ animale e sull’ uomo accanto ad altri effetti  come l’ azione antispastica, antierpetica, stimolante i fibroblasti e la guarigione nelle ferite sperimentali ed altre ancora. Rimane comunque certo che la principale azione è quella ansiolitica. A questo riguardo recentemente (Aslanargun, 2011) è apparso un articolo sull’ efficacia della passiflora in pazienti sottoposti ad anestesia regionale.
In questo studio si è voluto esaminare gli effetti della somministrazione orale di passiflora sull’ ansia, sedazione e sugli effetti emodinamici  in pazienti sottoposti ad anestesia spinale.
A questo scopo 60 pazienti  di età compresa fra i 25 ed i 55 anni ne è stato valutato, in doppio cieco, l’ effetto. Mentre non vi erano differenze  nel livello di sedazione, negli effetti emodinamici  e  negli effetti collaterali vi era una statisticamente significativa variazione fra il gruppo trattato ed il gruppo placebo relativamente alla proprietà ansiolitica

Bibliografia essenziale
F. Deodato, C. Di Stanislao, M. Corradin, L. Paoluzzi, R. Giorgetti: guida ragionata all’ uso delle piante medicinali nei disordini cranio – cervico mandibolari Casa Editrice Ambrosiana, 2011 Milano
Wolfman C, Viola H., Palatini A: possible effect of crisi, a central benzodiazepine receptor ligand isolated from Passiflora caerulea. Pharm Biochem and Behavior, 1994, 47, p 1-4
Aslanargun P, Cuvas O, Dikmen B, Aslan E, Yuksel MU. Passiflora incarnata Linneaus as an anxiolytic before spinal anesthesia. J Anesth. 2011 Nov 3.

A cura di Maurizio Corradin

IMPIEGO DEL TEST DEL CONTATTO DELL’AGO NEL RIDURRE IL DOLORE E MIGLIORARE IL MOVIMENTO NELLA SPALLA DOLOROSA.

SCOPO: Nel 1995 S. Marcelli propone il test dei punti attivi. Marco Romoli ha sperimentato questo test in auricoloagopuntura e lo ha ribattezzato: il “Test del contatto con l’ago”.
Scopo dello studio è valutare l’efficacia del test del contatto con l’ago nel ridurre il dolore ed aumentare la mobilità nella spalla dolorosa cronica.

METODI: Quindici tennisti, sono giunti alla mia osservazione per patologia alla spalla.
Criteri d’inclusione: soggetti adulti, affetti da dolore alla spalla, valutazione positiva al test di Jobe, conferma strumentale (mediante RMN o Ecografia) per tendinopatia del sovraspinato.
Criteri d’esclusione è la rottura tendinea e la calcificazione del sopraspinoso. Applico il test del contatto dell’ ago nell’orecchio omolaterale alla spalla dolorosa.
La rappresentazione auricolare della spalla la troviamo nella Fossa Scafoidea. Ogni paziente che si presentava nel mio ambulatorio con tutti i criteri d’inclusione, veniva sottoposto a detezione meccanica mediante palper della Sedatelec blu da 250gr. Prima di eseguire il test del contatto con l’ago rilevo:
a) Vas
b) Misurazione dei gradi d’abduzione massima consentita dal dolore.
Con un ago sedatelec 34/30, vado ad appoggiare l’ago nel punto sensibile al palper, in questo modo, la cute circostante, per effetto ischemico, cambia colore, diventando più chiara. Tale contatto l’ho mantenuto per circa 5-10”.
A distanza di un minuto, misuro la Vas e i gradi d’adduzione massima del braccio consentita dal dolore, e la stessa cosa la ripeto dopo 5 minuti.
Nelle fig 1 si può vedere come la distribuzione dei punti trovati sensibili sono in misura maggiore presenti nel settori 12° e 13°. I punti, si distribuiscono dal 10° settogramma al 15° e quindi in tutte e tre le zone originariamente descritte da Nogier.
RISULTATI: Nel mio studio si considera una casistica di 15 pazienti, tutti accomunati dalla passione del tennis. Età compresa tra i 25 e i 56 anni con età media di 32,8 anni. Nove pazienti, pari al 60% sono maschi; sei pazienti sono femmine.
Nel grafico 1 ho riportato la variazione della Vas al tempo 0, 1’ e 5’ e com’è possibile vedere vi è una riduzione media del 49,11% ad 1’ e del 59,50% a 5’.
Nel 2° grafico si può notare come il Rom ad un 1’ aumenti del 34,04% ed a 5’ del 51,51%.
DICUSSIONE: Il test del contatto con l’ago, si è dimostrato efficace nel ridurre di circa il 50% la Vas dopo un minuto e del 60% circa dopo 5 minuti (grafico 1). Nel mio studio pilota pare un po’ meno efficace nell’ aumentare il Rom, con un aumento di circa il 35% dopo un minuto e del 51-52% dopo 5 minuti (grafico 2).

AURI

Punti che hanno dato miglior risposta al test del contatto con l’ago.

Riduzione del dolore al test di stimolazione con ago del punto attivo.

Riduzione del dolore al test di stimolazione con ago del punto attivo.

COMMENTO: Questo test, a mio avviso, dovrebbe essere adottato dai colleghi per due ordini di motivi:
a) rinforza il rapporto medico-paziente, che vede istantaneamente la possibilità di essere curato
b) guida il medico nella scelta dei punti con maggiore efficacia.

A cura di: Antonello Lovato

RINGRAZIAMENTI

Grazie per le informazioni e gli aggiornamenti, sono sempre grata all’A.I.R.A.S. che con il corso di agopuntura/reflessoterapia ha arricchito le mie conoscenze con una metodica che non solo mi piace praticare ,ma che mi dà molte soddisfazioni.

Per il mio lavoro di Fisiatra è infatti molto gratificante poter intervenire personalmente sul paziente con una terapia molto efficace sul dolore che permette di accelerare i tempi della terapia riabilitativa.

Devo inoltre segnalare quanto tale pratica influisca inoltre non solo sulla patologia dolorosa ma miorilassando il paziente e quindi determinando un effetto benefico in toto.
Mi sono cimentata anche su altre patologie ,non dolorose come ad es. per un caso di psoriasi e di sinusite di amiche ed il risultato è stato davvero gratificante,il tempo ed anche il denaro speso per tale corso sono stati davvero ben spesi!!

cordiali saluti Lucia Capilupi
dirigente medico presso U.O. Medicina Fisica e Riabilitazione O.C. Vicenza

RUOLO DELL’AGOPUNTURA CONTROLATERALE NELLA TERAPIA INTEGRATA: TRATTAMENTO DI UN CASO DI ALLODINIA DA ERNIA DISCALE CERVICALE.

La stimolazione con agopuntura controlaterale è utilizzata per evitare gli episodi di forte riacutizzazione del dolore che con la stimolazione omolaterale in pazienti portatori di dolore acuto  e cronico neuropatico. Ciò che consiglia l’impiego della tecnica controlaterale è la presenza dell’allodinia , che può essere presente  sia in un quadro di dolore acuto infiammatorio – neurogeno, come il conflitto disco-radicolare, che nel caso di un dolore neuropatico come la nevralgia posterpetica.
I principali meccanismi che sono chiamati in causa per spiegare l’effetto terapeutico della stimolazione controlaterale, sono: la presenza di proiezioni bilaterali periferiche e sprouting transmediano a livello del midollo spinale (1), la comunicazione bilaterale della parte destra e sinistra attraverso interneuroni commisurali (2), l’attivazione delle aree centrali specifiche (3)
La scopo della presentazione di questo caso clinico è quello di confermare il concetto che la stimolazione controlaterale è efficace per il trattamento antalgico limitando la presenza d’allodinia ed i fenomeni di riacutizzazione.
Caso clinico: Paziente maschio di 38 anni, anamnesi negativa per patologie pregresse, non assume farmaci, è giunto alla nostra attenzione per il perdurare di una sintomatologia dolorosa all’arto superiore sinistro per esiti di ernia cervicale a livello C4-C5.
L’episodio acuto era insorto 25 giorni prima, con dolore al braccio ed irradiazione radicolare, senza deficit motori. Ha effettuato una consulenza col neurochirurgo che consigliava terapia medica e trattamento antalgico. Il paziente è stato trattato con: pregabalin 75 mg due volte al giorno, tachidol  1 cp tre volte al giorno, insieme a sedute settimanali di mesoterapia con cocktail nono noto, elettrostimolazione omolaterale e l’ausilio di collare cervicale. Tale trattamento non ha portato sollievo del dolore e soprattutto rimaneva l’area d’allodinia a livello del deltoide con lieve impotenza funzionale.
Il nostro trattamento è stato il seguente: riduzione del pregabalin progressivo da sospendere in 5 giorni, assunzione d’amitriptilina da tre gocce da aumentare progressivamente fino a 10 alla sera. Sedute settimanali di mesoterapia con 30 mg di lidocaina insieme a 30 mg di ketorolac in un volume di 10 ml iniettato a livello cervicale e sull’irradiazione del dolore. Infiltrazione con 1,5 ml di lidocaina allo 0.5 % di tre punti trigger del trapezio, sovraspinato e sottospinato omolaterali.

Elettroagopuntura controlaterale metamerica su due coppie di punti: 14 TM – 21 VB e 14 GI – 5 TR stimolati a 5 Hz ed intensità crescente a livello appena sotto la soglia del dolore, le sedute duravano 30 minuti con frequenza di due volte alla settimana per due settimane e poi 1 volta alla settimana.

Il decorso è stato favorevole, dopo la prima seduta, il paziente ha smesso di portare il collare cervicale è riferiva già un miglioramento del 50 % della sintomatologia, in particolare l’area d’allodinia risultava ora intermittente e solamento dopo sollecitazione meccanica. Sono state effettuate in totale 4 sedute di mesoterapia e 6 sedute di agopuntura con risoluzione completa del quadro clinico.

Tale risultato sottolinea l’importanza per questa tipologia di dolore di una terapia integrata con più tecniche. L’elettroagopuntura controlaterale è risultata essenziale per evitare l’iperpatia e per un controllo più efficace dell’allodinia.
A nostro avviso la stimolazione controlaterale è stata fondamentale per la risoluzione di questo caso clinico, ma per poter essere raccomandata nell’uso terapeutico è necessario che vi sua una maggiore implementazione della tecnica per rafforzarne l’evidenza clinica.

Bibliografia

1) N. Shenker, R. Haigh, E. Roberts A review of contralateral responses to a unilateral
inflammatory lesion. Rheumatology 2003;42:1279–1286
2) Martin Koltzenburga, Patrick D. Wallb, Stephen B. McMaho: Does the right side know what the left is doing? Trends in Neurosciences, 1999,  22: 122-127
3) Ming Yi, Haolin Zhang, Lixing Lao, Guo-Gang Xing,  You Wan: Anterior cingulate cortex is crucial for contra- but not ipsi-lateral electro-acupuncture in the formalin-induced inflammatory pain model of rats. Molecular Pain 2011, 7:61

a cura di: Giuseppe Gagliardi

IL PADIGLIONE AURICOLARE: UN AUSILIO DIAGNOSTICO

Nel febbraio 2011 visito nel mio studio C.S, paziente maschio di sessantacinque anni.
Anamnesi lavorativa: Ora in pensione, sin dall’età di quattordici anni ha svolto il lavoro di muratore e piastrellista.
Anamnesi Patologica Remota: Ipertensione Arteriosa da circa dieci anni per cui assume Ace Inibitore (Ramipril 5 mg), null’altro da segnalare.
Motivo della Visita: da circa due anni presenta una cervico-dorsalgia importante. Il dolore s’irradia a entrambi gli arti superiori con associate parestesie sino alle mani, e in particolare sino al 4° e 5° dito. Il dolore è particolarmente presente durante la notte, tanto da svegliarlo, è costretto ad alzarsi dal letto, fare alcuni passi e questo dà un po’ di sollievo psico-fisico. Il paziente è particolarmente provato anche dal punto di vista psicologico. La Vas è pari a 9/10. Non presenta particolari disturbi alla deambulazione,  deficit di forza agli arti superiori  o inferiori.
Il paziente ha eseguito i seguenti accertamenti:
10/12/2010 Rmn Rachide Cervicale: Anterolistesi di C7 su D1. L’ampiezza del forame di coniugazione è un po’ ridotto a tale livello.
18/12/2010 Elettromiografia arti superiori: Non segni di sofferenza radicolare, modesto e diffuso rallentamento della velocità di conduzione compatibile con polineuropatia
20/01/2011 Tac Rachide Cervicale: Marcatissime deformità artrosiche da C2 sino a C7. Pressoché scomparso lo spazio discale tra C7 e D1. Notevole lo scivolamento posteriore di D1 rispetto a C7. Non segni certi di spondilo lisi.
03/02/2011 Visita Neurochirurgica: non indicazione all’intervento chirurgico.

Consiglio Bentelan 4 Mg 1 fiala Im al die per 6 giorni e Artrosilene 1 fiala IM al die per 6 gg. In seguito continua con Bentelan 1,5 mg 1 fiala IM al die x 6 gg. Necessita di Fisioterapia.
Esame obiettivo: Rotazione del capo, possibile sia dx sia a sx per non più di 15°. Quasi del tutto scomparsa la possibilità di flessione laterale dx e sx, notevolmente ridotta la flessione anteriore e l’estensione del capo.
Durante la visita vado a ispezionare il padiglione auricolare e noto questo importante dismorfismo della zona dell’antelice, in particolare della zona di rappresentazione del rachide cervicale e dorsale. Non sono presenti invece alterazioni per quanto riguarda l’antelice sede di rappresentazione del rachide lombo-sacrale. Questo è presente in entrambi i padiglioni auricolari, anche se è più evidente a dx, il paziente è destrimane.
Faccio notare la cosa al paziente (anche per chiedere la possibilità di eseguire la foto) il quale non mi sa riferire da quanto tempo è presente. Eseguo da detezione con Palper azzurro da 250 gr ed è particolarmente positivo in corrispondenza del passaggio del rachide cervico-lombare.

Le frecce indicano il rigonfiamento dull'antelice corrispodente alla colonna cervico-dorsale

Le frecce indicano il rigonfiamento dull'antelice corrispodente alla colonna cervico-dorsale

Commento: il padiglione auricolare deve sempre essere osservato  in quanto  la sua ispezione è un ausilio diagnostico molto importante.

A cura di:Lovato Antonello

AGOPUNTURA SOMATICA NEI DISTURBI POSTURALI

Per la medicina Classica cinese la postura è determinata da quelle che vengono chiamate “le 3 cavità del Midollo”. Si tratta essenzialmente delle Ossa; questi “visceri” sono inseriti in un grande e poco conosciuto capitolo chiamato “i 6 visceri curiosi”. Comunque sia le cosiddette cavità dei midolli sono rappresentate da cranio, torace e pelvi.

Il legame fra queste 3 cavità, legame che condiziona la postura, è rappresentato da diverse linee energetiche. In avanti il meridiano dello Stomaco. A questo riguardo secondo l’ agopuntura classica non è possibile ripristinare la postura se non si liberano i punti dolorosi (punti Ah – Shi) lungo il meridiano dello stomaco sia al collo (a livello dello sternocleido- mastoideo in particolare) che dell’ addome (a livello dei muscoli retti).
Posteriormente la linea che lega “le 3 cavità” è il meridiano della vescica e lateralmente quello della vescica biliare.

Ma le linee energetiche maggiormente in causa nella postura, accanto al meridiano dello stomaco, sono rappresentate da 3 meridiani straordinari che sono il DUmai (Tou MO) o vaso Governatore e di questo meridiano sono particolarmente importanti il 1°, il 4° ed il 14° punto (VG 1, VG 4 e VG 14). Ricordiamo che per la tradizione cinene il DU Mai è la colonna vertebrale.
Poi sono importanti i Vasi Qiao al punto che possono essere considerati i vasi della postura.

A questo riguardo è interessante notare come i 2 recettori fondamentali della postura (piede ed occhio) siano proprio i punti di origine e termine di questi meridiani. Probabilmente il punto più importante è il punto di origine e chiave dello Yin Qiao mai, il 6° punto del meridiano del rene.
Infine il cosiddetto Vaso Cintura. Si tratta di uno dei 6 vasi straordinari che percorre la vita esattamente come una cintura. Ha il compito di dare sostegno.

Il punto più importante sembra essere il 27 punto del meridiano della vescica Biliare (ricordo che i meridiani curiosi, a parte i 2 mediani, non hanno punti propri e prendono a prestito i punti degli altri meridiani) (GB 27).
Quindi una ricetta che volesse trattare dolori lombari mediani e contemporaneamente “aggiustare” la postura potrebbe essere: 1- 4- 14 GV, 3 IT (punto chiave del Du Mai), 6 KI e 27 GB.

A cura di: Maurizio Corradin

LA PELLE IN MEDICINA MANUALE

Al recente congresso di settembre a Parigi della Sofmmoo (Societè Francaise de Medecine Manuelle Orthopedique et Osteopathique), in una mirabile comunicazione, il Prof. Rabischong di Montpellier  ha dissertato su “Pelle di controllo e controllo della Pelle” e del suo moderno aspetto di organo  soprattutto neuro-sensoriale.
La pelle, organo riccamente innervato, è un’interfaccia non solo con il mondo esterno, ma anche con il mondo interiore, osteo-articolare, muscolare e viscerale, che si proietta su di essa e che si esprime e si manifesta con essa.
La pelle è il limite spaziale del corpo; è un rivestimento di recettori, fatto di uno strato superficiale “essiccato” al contatto con l’aria, che impone una ricrescita epidermica  continua (vera barriera contro le infezioni); essa ha un “sotto-suolo” ricco di recettori, capaci di trasmettere informazioni ai due mondi, esterno ed interno.
Per il prof. Rabischong  la pelle va considerata, in una visione più attuale, come organo capace di adempiere a diverse modalità di funzionamento, e più precisamente, come:
1) Pelle Esterocettiva :il contatto primordiale
2) Pelle Propriocettiva :il goniometro cutaneo
3) Pelle Enterocettiva :lo specchio viscerale
4) Pelle Omeostasica :i punti neuro-muscolari
5) Pelle Rigenerante :la cicatrizzazione
Tutto ciò a conferma che le intuizioni di alcuni decenni fa , prima di Henri Jarricot (con la sua ricerca dei dolori cutanei attraverso il palper-rouler) e dopo di Robert Maigne ( con la ricerca della cellulalgia attraverso il pincè-rouler ,quale  segno periferico del DDIM), erano giuste ed attuali; ben sapeva, infatti, R. Maigne , come dall’attenta analisi  dei segni periferici della cute e del sotto-cute, si poteva risalire all’origine dell’affezione clinica, e per questo mise a punto una semeiotica originale, affidabile, ma soprattutto riproduttibile e trasmissibile.
Grazie a tutto questo il medico esperto in  Medicina Manuale ,è in grado di porre una diagnosi più precisa, ma anche di trattare il paziente in un modo più completo; pertanto è indispensabile che, ancor di più oggi, la Medicina Manuale riservi alla Pelle un posto preponderante , così come merita; essa è sì l’organo più superficiale del nostro corpo, ma certamente anche il più “profondo”.

Prof.Pierre Robischong, Montpellier “Peau du controle et controle de la peau”,presentation au 6ème Congres National de la  Sofmmoo, Paris, septembre 2011

A cura di:Gianni Asero

LOMBALGIA DA RETRAZIONE MUSCOLARE DELL’ILEO-PSOAS

La lombalgia è un’affezione molto frequente, specie in certe attività lavorative e in certe professioni.
Il mantenimento della posizione seduta prolungata, in ufficio come a casa o in macchina, favorisce la retrazione del muscolo Ileo-psoas, che diventa così sede di dolore e predispone a frequenti lombalgie benigne e meccaniche, nonché ad una precoce artrosi lombare.
Una pratica costante di auto-stiramento del muscolo ileo-psoas diventa un reale metodo terapeutico per prevenire tutto ciò; bastano pochi minuti al giorno di auto-stiramento per trasformare la vita ad un lombalgico.

Purtroppo nella pratica quotidiana, gli auto-stiramenti muscolari son poco prescritti dal medico,malgrado siano facili da insegnare e  praticare; questa educazione all’auto-stiramento così come in generale all’auto-rieducazione ,manca , e deve essere appunto compito del medico trasmetterla al paziente ed abituarlo a questi semplici esercizi di igene vertebrale.Questo permette,inoltre, il mantenimento nel tempo di uno stato di benessere  raggiunto.

Nell’arsenale terapeutico del medico esperto in Medicina Manuale questi auto-stiramenti, così come le altre tecniche di auto-rieducazione occupano un posto preminente, sia per la loro indiscussa efficacia terapeutica e sia anche per una migliore “presa in carico” da parte
del paziente, dell’affezione di cui soffre.

a cura di: Gianni Asero

L’ESERCIZIO FISICO NEL PROGRAMMA TERAPEUTICO DELLA FIBROMIALGIA.

E’ noto agli specialisti che si interessano della cura della fibromialgia che raccomandare un programma di riabilitazione fisica è utile, ma non è ancora universalmente chiarito quale sia il tipo di attività fisica consigliabile oltre che più appropriata.
I pazienti con FM sono notoriamente meno performanti dal punto di vista fisico, per l’astenia di fondo o rapidamente provocabile, la ridotta tolleranza e l’aumento del dolore a seguito di attività fisica o comunque delle normali attività quotidiane.
Attività fisica aerobica ed esercizio fisico migliorano la funzione fisica, il recupero muscolare, l’astenia e il distress psicologico.
Tutte le recenti linee guida raccomandano di associare alla terapia farmacologica un programma personalizzato di riabilitazione ed attività fisica.
Purtroppo lo stesso tipo di trattamenti, negli studi proposti in letteratura, viene applicato indipendentemente dal paziente, dal suo stato pre-trattamento e dalle sue possibilità; per cui è facile che si riscontrino molti abbandoni del trattamento e quindi uscite dagli studi.
Il trattamento dovrebbe idealmente essere programmato rispetto ai sintomi riferiti, ma non è noto quale esercizio fisico sia utile per i diversi sintomi che dovrebbero essere studiati.
Una recente review di un gruppo di studio italiano ha esaminato tutti gli studi randomizzati e controllati pubblicati dal ’85 al ’10 che abbiano valutato come risultato, a seguito di differenti tipi di esercizio fisico, il dolore, la funzione fisica e mentale.
Nell’analisi degli elaborati sono state però escluse le pubblicazioni in cui venivano studiati trattamenti simultanei o multi-modali, considerando però non influenti il riscaldamento pre-terapia e gli esercizi di recupero post-terapia.
Di 27 studi selezionati 15 comprendevano esercizi a terra (o corpo libero), 7 in acqua, 5 di rinforzo muscolare.
Relativamente alla funzione fisica è stata verificata una buona correlazione tra il suo miglioramento e l’esercizio a corpo libero; anche l’esercizio in acqua e di rinforzo muscolare hanno però dato buoni risultati.
Per il dolore la valutazione è stata più complessa; infatti il dolore può essere misurato in modo variabile. L’efficacia dell’attività aerobica fisica e degli esercizi di rinforzo muscolare sono risultati perciò controversi; comunque per quanto riguarda la prima il risultato è diverso e migliore se eseguito in acqua. In ogni caso l’attività fisica aerobica è più efficace degli esercizi di rinforzo muscolare per il dolore e la qualità di vita.
Riguardo alla funzione mentale esercizi aerobici, anche in acqua, e di rinforzo muscolare danno tutti un buon risultato.
Il solo stretching, anche se utile, è giudicato sicuramente meno efficace delle altre terapie citate.
Le caratteristiche simili nei diversi trattamenti considerati sono la frequenza, ritenuta opportuna 2-3 volte a settimana, l’intensità che deve essere moderata e intervallata da frequenti periodi di recupero, la durata del trattamento, variabile da 30’ a 60’, mentre pare che due sedute separate durante la giornata non diano migliori risultati; infine la durata del ciclo è variabile, comunque non breve, tra le 12 e le 32 settimane.
Gli autori concludono che l’attività aerobica e gli esercizi fisici sono quindi efficaci anche se non è possibile, alla luce degli studi valutati, comprendere quale sia il protocollo migliore e quali soprattutto gli esercizi; in particolare l’attività in acqua e gli esercizi di rinforzo muscolare pare siano piuttosto efficaci nel ridurre il dolore spontaneo e i sintomi depressivi.
Viene infine raccomandata attenzione al volume, all’intensità e alla frequenza di lavoro, considerando che in ogni caso il semplice cambio delle abitudini nell’attività fisica personale quotidiana rappresentino già un inizio di terapia.
Gianniantonio Cassisi

Tratto da
Which kind of exercise is best in fibromyalgia therapeutic programmes? A practical review.
Clin Exp Rheumatol 2010 Nov-Dec;28(6 Suppl 63):S117-24.
Cazzola M, Atzeni F, Salaffi F, Stisi S, Cassisi G, Sarzi-Puttini P