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PRINCIPI DI MOBILIZZAZIONE/MANIPOLAZIONE DELLE ARTICOLAZIONI PERIFERICHE

Le tecniche di mobilizzazione/manipolazione articolare periferica sono alla base dei trattamenti delle disfunzioni articolari periferiche e possono essere applicate in numerose patologie articolari e abarticolari che si accompagnano spesso ad una perdita del gioco articolare normale.
Fra le varie tecniche di mobilizzazione articolare periferica bisogna distinguere le tecniche con impulso e le tecniche senza impulso; le prime tendono a creare una stimolazione propriocettiva che spezza il circolo vizioso dello spasmo doloroso d’ordine riflesso, liberando in questo modo la mobilità articolare. Le seconde invece tendono a recuperare una mobilità articolare normale tramite una mobilizzazione dolce.
Il movimento delle superfici articolari di una articolazione comporta un rotolamento accompagnato da uno scivolamento delle superfici stesse. Nella patologia si osserva che la perdita dello scivolamento articolare precede quella del rotolamento.Solo restituendo il movimento di scivolamento possiamo recuperare la mobilità persa dell’articolazione.
Una limitazione del movimento può essere legata ad una retrazione muscolare, ad una retrazione capsulare ,o ad una patologia cartilaginea. Queste tre situazioni portano ad una identica conseguenza , quella cioè di una messa in compressione delle superfici articolari e dunque di una perdita di scivolamento e di gioco articolare normale.
Questa perdita di mobilità articolare può essere trattata con mobilizzazioni in trazione ed in traslazione. La trazione provoca la separazione delle superfici di un segmento articolare e si esegue perpendicolarmente al piano di trattamento, mentre che la traslazione si eseguirà rispettando la regola della convessità e della concavità articolare, determinata dalla forma stessa delle superfici articolari.
In pratica dopo aver posto l’articolazione da mobilizzare nella posizione di massimo confort e riposo per ottenere la libertà articolare più importante, si esegue una presa la più prossima all’articolazione in modo da immobilizzare il capo articolare prossimale ed a mobilizzare il capo articolare distale effettuando una traslazione/scivolamento. La mobilizzazione non deve essere troppo aggressiva , ma al contrario dolce e progressivamente più ampia ed il senso della mobilizzazione sarà stabilito rispettando la regola del non dolore e del movimento contrario. La manovra sarà eseguita in maniera dolce e ripetuta più volte fino ad ottenere il massimo grado di escursione articolare, senza mai oltrepassare i limiti fisiologici ed anatomici del movimento.

A cura di Giovanni Asero

LE FUNZIONI INTRINSECHE (E LE ALTRE) DELL’AGOPUNTURA CINESE CLASSICA

L’amico fraterno Prof. Francesco Ceccherelli, nelle sue vite precedenti, molto probabilmente è stato un medico, della medicina cinese, vissuto nel periodo Song.
Questo perché il quel periodo l’Accademia Imperiale di Medicina aveva avviato studi per verificare, e catalogare, tutto il materiale medico precedente. Questo con un processo di verifica al fine di mettere alla prova le varie teorie. Un grande medico – filosofo neo confuciano Zhu Xi sosteneva che ogni cosa che esiste ha un suo principio e che questi principi (Li) possono essere compresi grazie alla osservazione ed alla ricerca instancabile. Per farvi un esempio consideriamo il punto LR 1 (1 F). Per una teoria affermava che tutti i punti posti sul percorso esterno del meridiano del Fegato, come è il caso del punto LR 1, avrebbero dovuto trattare tutti i sintomi del corpo e della testa, zone che possono essere considerate esterne al corpo il termine corpo corrispondeva a tronco).. Quindi 1 LR avrebbe dovuto trattare anche le cefalee e gli arrossamenti oculari. La verifica empirica dimostrò che questo non corrispondeva alla realtà.. Controllando i classici risultò poi che mai LR 1 era consigliato per il trattamento delle cefalee.
Un altro esempio. E’ Noto che ogni meridiano possiede un punto utile nei dolori acuti (e nei sanguinamenti). Si tratta del punto XI (QI) Ma esisteva anche un’ altra teoria che diceva che il “punto fegato del Fegato” (o anche come viene chiamato punto “Maestro o punto Pen”)come è appunto 1 LR doveva avere caratteristiche analgesiche. Anche in questo caso la verifica empirica non dimostrò questa capacità.
Sottolineiamo comunque che la verifica dimostrò questa proprietà per altri punti maestri come LU 8 (Polmone del Polmone) o 3 SP (Milza pancreas della Milza Pancreas). Insomma nel periodo Song si studiarono tutti i punti di agopuntura cercando i sintomi trattabili COSTANTEMENTE con un punto. Si scartarono invece i punti che trattavano solo occasionalmente quel preciso sintomo.
Parlo di sintomi e non di funzioni perche più spesso (molto più che spesso) nei classici i punti o sono poco accennati (sottolineando invece le teorie) oppure ci si trovava di fronte ad un lungo o lunghissimo elenco di sintomi spesso, almeno in parte sovrapponbili, fra i diversi agopunti.
Comunque sia, come già ricordato, nel periodo Song si cerca la funzione “intrinseca dei punti, con una lunga, quasi interminabile sperimentazione.
Facciamo qualche altro esempio:. Per trattare l’ansia o meglio quello che i cinesi chiamano An Shen (“calmare lo Spirito”) direttamente ed in ogni caso vi sono pochi punti efficaci. Questi sono posti, unicamente, sul meridiano del Cuore e dell’ intestino Tenue. Si tratta di HT3, HT5, HT8, HT6 sulla linea del Cuore e SI3, SI5, SI7 su quella dell’intestino tenue.. Anche altri punti, ovviamente, possono (e sono) utili nell’ansia. Ma solo quelli citati lo fanno costantemente e direttamente.
In ogni caso per comprendere il lunghissimo elenco di sintomi riportato da alcuni classici (Zhen Jiu Da Cheng ad esempio) bisogna ricordare alcuni dati.
E’ necessario ricordare il nome o i nomi dei punti che fornisce indicazioni sulla qualità. Molto spesso poi un punto possiede alcuni nomi secondari che sottolineano diverse funzioni. Importante è anche la localizzazione che descrive in maniera semplice le cosiddette funzioni Ah-Shi. Poi va ricordato se un punto appartiene o meno ai cosiddetti 5 punti antichi (posti fra le punta delle dita ed il gomito ed il ginocchi). Questi punti, assieme ad altri 3 (punti Xi, Luo e Yuan presenti in tutti i meridiani) hanno funzioni generali che spiegano una buona parte dei sintomi citati nei classici.

A cura di: Maurizio Corradin

PREVENZIONE DEGLI ACCIDENTI VERTEBRO-BASILARI DA MANIPOLAZIONE CERVICALE Raccomandazioni della SOFMMOO(Société Francaise de Medecine Manuelle Orthopédique et Ostéopathique)

Le comunicazioni presentate alle 10èmes Actualités Medicales du Rachis (Paris 1997) sottolineavano la possibilità di accidente vascolare (dissezione vertebrale) dopo manipolazione cervicale.Questi accidenti, per fortuna,sono molto rari; la loro frequenza viene stimata in letteratura di un caso su un milione di manipolazioni, ma possono essere gravi. E’ probabile che esistano casi minori,che comportano semplicemente uno stato vertiginoso o di nausea, della durata di due/tre giorni dalla manipolazione ,che regrediscono spontaneamente. Sono questi i casi che possono corrispondere a dei semplici spasmi vascolari. Essi hanno tuttavia valore di allerta e devono rendere più prudenti i trattamenti ulteriori.
Nel corso della tavola rotonda si è posta maggiormente l’attenzione sulle modificazioni anatomiche che predispongono a questo tipo di accidente, quali per esempio la ipermobilità del segmento C1-C2 associata ad una ansa arteriosa vertebrale poco sviluppata; purtroppo questa anomalia non è rilevabile in maniera semplice.Le manipolazioni più messe in causa sembrano essere quelle dove c’è una componente rotatoria importante, poiché sono quelle che mettono direttamente in tensione l’arteria vertebrale.
Poiché questo tipo di accidente è assolutamente imprevedibile la sola maniera di diminuirne la frequenza è quella di evitare le manipolazioni cervicali che utilizzano molta rotazione, come spesso avviene in ambito chiropratico.Infatti gli accidenti riportati in letteratura medica sono quasi sempre riferiti a tecniche manipolative chiropratiche particolarmente brusche. La prudenza impone non di eseguire la manovra rotatoria, ma limitare questa rotazione, privilegiando in corso di messa in tensione,gli altri parametri, come la flessione , l’estensione e soprattutto la lateroflessione. La manipolazione sarà eseguita in ogni caso con dolcezza e precisione nel massimo rispetto di tutte le regole ,indicazioni e contro-indicazioni, e dopo un attento ed accurato esame clinico.
La donna di circa 50 anni, fumatrice sembra essere la più colpita da questo tipo di complicanza, ed è dunque su questo tipo di paziente che bisogna focalizzare la massima attenzione.
Le raccomandazioni della Societé Francaise de Medecine Manuelle Orthpédique et Ostéopathique sono le seguenti:
Prima Raccomandazione
Durante l’interrogatorio chiedere sempre al paziente se si è mai sottoposto ad un trattamento manipolativo cervicale, e se a questo sono seguiti effetti indesiderati quali vertigini o sensazioni di nausea. Se la risposta è affermativa la manipolazione cervicale è formalmente controindicata, per la possibilità di una recidiva, anche più grave.
Seconda Raccomandazione
Nel caso in cui il paziente lamenta una cervicalgia di recente apparizione, un esame neurologico semplice è indispensabile per scongiurare il rischio di un accidente vertebro-basilare ischemico in corso di formazione, che sappiamo appunto manifestarsi con dolori cervicali improvvisi,apparsi uno o due giorni prima, in sede posteriore o laterale. In questi casi il dolore si accompagna spesso a manifestazioni diverse come cefalea,nausea,piccole sensazioni vertiginose….Se all’esame neurologico compaiono anomalie,approfondire gli accertamenti.
Terza Raccomandazione
Le manipolazioni cervicali sono assolutamente controindicate quando il dolore lamentato dal paziente non può essere rapportato al rachide cervicale.Nel caso di dolori dorsali alti o di dolori proiettati all’arto superiore spiegare sempre al paziente la possibile origine cervicale di questi e la conseguente indicazione al trattamento manipolativo del rachide cervicale.
Quarta Raccomandazione
Il medico manipolatore non deve praticare manipolazioni cervicali se non ha maturato almeno un anno di esercizio continuo di tecniche manipolative, dal conseguimento del suo diploma.
Quinta Raccomandazione
Non è raccomandabile ricorrere alle manipolazioni cervicali rotatorie nelle donne di circa 50 anni. Si utilizzeranno piuttosto ,oltre ai trattamenti medicamentosi classici,i trattamenti manuali di mobilizzazione, di stiramenti,di miotensive e di manipolazioni vertebrali del rachide toracico superiore.

A cura di Giovanni Asero

UN CASO DI DOLORE PELVICO CRONICO ASSOCIATO ALLA SINDROME DELLA BOCCA BRUCIANTE.

Paziente di 60 anni affetta da dolore pelvico cronico in sub-stenosi del canale anale di origine cicatriziale in esiti di intervento per correzione di rettocele e fistola retto-vaginale (’98). Per comparsa di spasmi anali viene rioperata nel 2005 per prolasso rettale. Dal 2012 diagnosi di sindrome della bocca bruciante da “somatizzazione”.
La paziente ha assunto negli anni: pregabalin, gabapentin, amitriptilina, duloxetina, tramadolo, ossicodone, ademetionina con scarsa efficacia. Ha eseguito esame neuro-urologico perineale che ha evidenziato denervazione neuro-muscolare emisfintere dx, intatto il nervo pudendo.
Quadro clinico. Insorgenza spontanea di dolore a livello anale e rettale urente e trafittivo con spasmi della durata massima di 30 minuti e irradiazione verso l’addome in modo diffuso, progressivo coinvolgimento del perineo, fino a livello vaginale e zona lombosacrale. Al cavo orale e lingua presenta un dolore che lei descrive come un bruciore continuo durante tutta la giornata. Evidente deflessione del tono dell’umore.
Trattamento. E’ stata sottoposta per due volte a ciclo (4 sedute a cadenza settimanale) di infiltrazione del terzo forame sacrale bilaterale con anestetico locale (ropivacaina), cortisone (betametasone) e adiuvante (clonidina) con buona efficacia con il primo ciclo e nessuna, con il secondo (l’anno dopo), sul dolore perineale. Recentemente ha eseguito ciclo di elettroagopuntura con il seguente schema:
– BL32 sin con CV4 e BL32 dx con CV3 a 3-4 Hz;
– MP 6 con MP9 bilaterali a 3-4 Hz;
– EX1 con TM20 a 100 Hz;
– ST4, GI4, GV6 stimolati manualmente ogni 10’.
Aghi Seirin 0.30 x 30 mm con tubo e 0.20 x 13 mm con tubo. Durata sedute 30’. 1 seduta a settimana per 5 volte.
Si modifica poi lo schema nel seguente modo per le successive 5 sedute (stesse modalità):
– BL31 sin con CV4 e BL31 dx con CV3 a 3-4 Hz;
– BL32 bilaterale con BL35 bilaterali a 3-4 Hz;
– MP6 con MP9 bilaterali a 3-4 Hz;
– EX1 con TM20 a 100 Hz;
– GI4 stimolati manualmente ogni 10’;
– si associa auricoloterapia con aghi estemporanei sul padiglione sinistro: punto zero, punto bocca, punto retto e colon, zona coccige (crus inferiore antelice). Aghi Seirin 0.20 x 15 mm. Ricerca dei punti eseguita con detezione elettrica (detector Svesa) e detezione baroestesica (palpeur azzurro).
Risultati. Con il primo schema (5 sedute) la paziente riferisce miglioramento della sintomatologia dolorosa a livello perineale (vulvare), persiste il dolore a livello rettale e coccigeo e nessuna efficacia per il quadro di bocca bruciante. Dopo la modificazione dello schema (a partire dalla 6° seduta) si è ottenuto notevole miglioramento sia del dolore anale e vulvo-vaginale sia della bocca bruciante fin dalla prima seduta, con una riduzione totale del dolore riferita del 90%.
Discussione. La paziente ha presentato un miglioramento significativo dopo trattamento con elettroagopuntura a livello vulvo-vaginale, successivamente modificando lo schema del trattamento somatico e associando l’auricoloterapia, il risultato è stato rapidamente evidente anche a livello anale e orale. L’eziopatogenesi del disturbo al cavo orale sembra derivare da una disfunzione sensoriale, autonomica e della modulazione centrale del dolore (alterazione della funzione dopaminergica). L’agopuntura auricolare ha fatto sicuramente la differenza nel controllo del disturbo al cavo orale, ma con l’integrazione con l’elettroagopuntura si è ottenuta una rimodulazione delle afferenze dolorose a livello centrale, con attivazione delle vie discendenti inibitorie (dimostrato aumentato livello di dopamina con agopuntura auricolare) e risoluzione quasi completa del dolore anche a livello perineale, dove era documentato un quadro di denervazione neuro-muscolare.
Conclusione. L’integrazione di elettroagopuntura e auricoloterapia ancora una volta si è dimostrata molto efficace nel controllo di un dolore complesso, cronico, di lunga durata e coinvolgente due distretti “lontani” ma che probabilmente condividono un quadro fisiopatologico comune di infiammazione neurogena e centralizzazione del dolore.

A cura di: Rossana Dezzoni

IL MERIDIANO DEL POLMONE ED I SUOI PUNTI

Per coloro che come me si occupano di Medicina Cinese ed in particolare della medicina classica (cioè di quel corpo dottrinario che praticamente ha termine nel periodo Ming) i meridiani hanno una loro individualità anche indipendentemente dai punti che contengono.
Il meridiano del Polmone per noi è il primo della circolazione energetica e si occupa, in particolare, delle aggressioni causate da “energie prevaricanti esterne” (freddo, caldo, unidità ecc) che hanno l’equivalente occidentale nelle aggressioni da virus batteri ecc.
Essendo il primo nella circolazione energetica si occupa essenzialmente di aggressioni “acute” mentre è molto meno efficace nelle patologie infettive “croniche”. Anche per questo motivo e per essere in relazione con la superficie del corpo la puntura su questi punti dovrebbe essere poco profonda; i classici parlano infatti di pungere fra 3 e 5 Fen (cioè meno di 1\2 misura).
Fra i punti più indicati nelle “aggressioni acute da energie esterne” vi sono il Lu 1 (Zhong Fu), LU 7 (Lie Que), Lu 8 (Jing Qu).
Se si studia poi il decorso classico del meridiano (e non solo il decorso esterno) si nota che origina nello Stomaco, ha poi un decorso discendente al grosso intestino per poi risalire nuovamente e giungere nel torace a 6 misure dalla linea mediana, nel 1° spazio intercostale, dove è posto il primo punto Zhong Fu.
Questo percorso spiega perche spesso punti del polmone (ad esempio LU 5 Chi Ze) sono utilizzati assieme a punti dello Stomaco per trattare disturbi di quest’ ultimo viscere (nausea, vomito ecc). Nel reflusso gastrico una formula potrebbe essere 5 LU, 25 ST, 42 ST.
I punti del meridiano del Polmone, come tutti i punti dell agopuntura, hanno poi importanti connotazioni psichiche. In particolare questo meridiano è essenziale per eliminare i “ricordi del passato che avvelenano il Presente”. Fra i punti più importanti a questo riguardo vi è Lu 7 Lie que che, in sanguinamento, potremmo chiamare il “punto del perdono”. Altrettanto importante è LU 5 Chi Ze il “punto della palude” che è particolarmente indicato per le persone che hanno un senso di colpa per uno stile di vita di cui si vergognano. Si tratta di soggetti con vita irregolare, alimentazione disordinata, eccesso di fumo o alcool.
Fra le altre caratteristiche di questo meridiano e dei suoi punti ricordiamo poi l’uso del 4 LU Xia Bai che è uno dei punti più potenti per trattare il dolore ed è, sicuramente, il punto più analgesico di questo meridiano.
Ad esempio nella nevralgia intercostale : LU 4 e PC6 e nel dolore genitale Lu 4 e LR 5.
11 LU (Shao Shang) è l’ultimo punto del meridiano ed è particolarmente utile per i quadri funzionali acuti che riguardano gli organi di senso
Sordità improvvisa: LU 11 e KI 1, afonia improvvisa Lu11 e PC9 e, da solo, nella anosmia improvvisa.
10 Lu (Yu Ji) è un importante punto psicosomatico, utile nella elaborazione del lutto. Altrettanto efficace per coloro che hanno paura di rimanere soli, isolati.
9 Lu (Tai Yuan) è forse l’unico punto del polmone che, in moxa, “tratta” le patologie dell’ organo Polmone. E molto utile anche nella depressione. Una sequenza nella sindrome bipolare potrebbe essere 9 LU, 5 LI, 8 LI, 9 LI, 67 BL.
6 Li (Kong Zui) è il punto Xi del meridiano. Fra le tante caratteristiche una da ricordare è quella di essere uno dei pochi punti capaci di idratare il polmone ed i suoi “territori periferici “ (pelle ad esempio).
2 Lu (Yun Men) regola la sudorazione e favorisce l’eliminazione dei liquidi atraverso la diuresi.

A CURA DI: Maurizio Corradin

ALCUNE TESTIMONIANZE

Caro Francesco, caro amico Tobia,

penso che il trentennale dell’ AIRAS non possa passare senza il giusto ringraziamento e riconoscimento a chi dell’ AIRAS è stato il padre, e a volte la madre, con devozione, impegno, serietà e tenacia che han ben pochi pari.
Ricordo perfettamente quando mi chiedesti di collaborare, giovane discente AIRAS, ad uno studio sulla fibromialgia ed io, giovane ed entusiasta, acconsentii. Ricordo perfettamente quando mi chiedesti di entrare ancora trentenne nel corpo docenti affidandomi due materie tutte da scoprire, quali la mesoterapia e la sindrome miofasciale.
Ogni volta per te fu un atto di fiducia nelle mie potenzialità e di stimolo personale, che ho sempre voluto ricambiare con l’impegno, con lo studio e con la massima serietà, che mi hanno poi portato verso orizzonti che mai avrei potuto pensare di raggiungere.
Praticare una materia può succedere, diventare esperti vuol dire sacrificio e convinzione, che tu sempre hai sostenuto in tutti questi anni.
A molti di noi “insegnanti” è successo lo stesso, sempre grazie al tuo intuito, al tuo stimolo e al sostegno nei momenti di difficoltà.
Oggi qui al trentennale, anche tutti i presenti possono dirti di avere imparato moltissimo da te e dalla tua creatura, l’AIRAS, per poter essere medici migliori ogni giorno e poter dare qualche risposta in più a coloro che ci richiedono aiuto.
Ringraziarti pubblicamente era il minimo… per aver avuto il massimo!

AD MOLTOS ANNOS
G.C.

Caro Tobia,
oggi a me sono successe almeno due cose, tra le tante.
Una è stata esserci stato al trentennale di AIRAS e averla festeggiata con te.
L’ altra è stata una piccola cosa detta tra noi: mi hai detto che a 47 anni hai cominciato a percepire il tempo che passava dalla distanza a cui dovevi mettere gli oggetti per poterli vedere bene o le pagine per poterle leggere meglio.
In fondo, quindi, la “vecchiaia” è anche una metafora. La metafora che ci permette di guardare le cose da una certa distanza e vederle meglio, presi come siamo, da più giovani, ad occuparci del particolare e non del generale, dell’analisi e non della sintesi.
Ecco, voglio dirti questo: oggi ho visto AIRAS un po’ da presbite, come la metafora della mia professione. 
Faccio il “mestiere” di medico di famiglia dal 1986. Ho cominciato a frequentare l’AIRAS proprio da quegli anni.  Mi sono occupato lungamente e a fondo di formazione medica e di ECM, e a questo punto, proprio con la distanza e, spero, con la saggezza che ti può dare la “vecchiaia”, posso tranquillamente dire che AIRAS c’è stata in ogni giorno nella mia professione medica.
Proprio perché mi sono occupato tanto di formazione posso tranquillamente dire che quello che ho imparato (e che continuo ad imparare in questo contesto) segue fedelmente la vita del medico e ne colora la giornata professionale. In ogni atto. Quasi in ogni contatto quotidiano con i pazienti.
Aldilà delle “cazzate funzionariali” dell’ ECM, AIRAS è stata quanto di meglio si potesse desiderare all’interno di una vita professionale proprio per quella curiosità, per quella necessità pratica, per quella convivialità e informalità  ma nel contempo per il rigore scientifico, che è necessario mantenere nel processo di formazione continuo di un medico.
Mi ricordo che mi hai telefonato per sollecitarmi a venire. Forse ci sarei venuto comunque, ma quella tua telefonata mi ha rinforzato nella mia decisione di esserci.
Ti ringrazio per quella telefonata proprio per i significati ed i significanti che ho appena descritto poco sopra.
Per fortuna che AIRAS c’è!
Grazie. Di tutto.
M.B.

Caro Maestro,
oggi si festeggia il trentennale dell’AIRAS che vidi nascere al Tuo fianco nel 1986. Non ci eravamo mai incontrati, ma fui subito colpito dalla Tua determinazione che si sommava alla convinzione nel credere di poter proporre e insegnare ai medici (sempre con l’umiltà che Ti contraddistingue) un capitolo fonfamentale dell’arte medica “il dolore”: parola che sentimmo spesso nominare durante il corso di laurea ma sul quale nessun docente si era soffermato.
Bene, in quegli anni, non proprio rosei per l’agopuntura, sempre avvolta da un alone di mistero, diffidenza e incomprensione, riuscisti ad insegnarci che “chi giudica è perché non conosce e non capisce”. La Tua caparbietà fece si che il sintomo dolore diventasse per noi  tuoi allievi motivo di alta professionalità, donandoci una visione d’insieme del paziente, che troppo spesso, ancora, si deve affidare alla medicina ultraspecialistica e magari per una diagnosi solo parziale della sua patologia globale. Pur imparando da Te che “l’ottimo è sempre nemico del buono” e che l’agopuntura è una buona terapia ma non una panacea universale mi sono sentito preso per mano e riaccompagnato alla dimensione umana dell’arte medica, ci mancava solo il calesse… Le Tue prime visite al paziente (momenti irrinunciabili per l’inquadramento clinico) portavano a diagnosi altrettanto precise che aprivano la strada alla terapia del dolore che Tu già allora amavi definire “la riflessoterapia antalgica mediante agopuntura”. Con il passare degli anni la medicina ufficiale dovette inchinarsi e dare ragione ai tuoi studi che, con evidenza scientifica pubblicavi sulle più prestigiose riviste mondiali, citiamo solo Pain per dare un’idea. L’agopuntura veniva così annoverata tra le terapie complementari con la possibilità di iscriversi all’Albo degli agopuntori dando ordine ad un campo troppo spesso sfruttato da ciarlatani.
Quel Tuo essere bonariamente severo e il pretendere buoni risultati dai tuoi allievi e collaboratori ha gettato le basi per dei medici competenti e più responsabili nell’approccio al paziente con questo sintomo, troppo spesso sottovalutato.
Desidero ringraziarTi anche a nome di tutti i colleghi che vorranno condividere questi pensieri, senza però dimenticare che gli anni passati con Te mi hanno regalato un Maestro della Medicina e di vita che sempre mi è stato e sentirò vicino.
Ora caro Maestro Ti attende un altro compito poi potrai davvero goderti il pensionamento: lottare per avere la specialità in Algologia dove l’agopuntura farà da motrice.
 
Un abbraccio affettuoso.         
L.R.

MEDICINA CINESE: LE CAUSE DI MALATTIA

La medicina cinese riconosce essenzialmente 3 cause di malattia che si rinforzano l’un l’ altra. Vi sono le cause interne rappresentare dalle emozioni e dai sentimenti e le cause esterne dovute alle aggressioni da “energie climatiche” (vento, calore, canicola, umidita, secchezza e freddo). Ovviamente nel IV secolo a.C. non si conoscevano i diversi “microorganismi” e si imputavano a queste (chiamate Xie Qi o energie prevaricanti) le cause di molte alterazioni patologiche.
E di tutte queste il “vento” occupa un ruolo fondamentale (“il vento è la causa delle 100 malattie “ dicono i classici). A questo riguardo è utile ricordare che nel collo esistono punti che portano “Vento” (Feng) nel nome principale. Sono GV 16 (Feng Fu – Palazzo del vento), BL 12 (feng Men – porta del vento), GB 20 (Feng Chi – Stagno del vento), 17 TH (Yi Feng – schermo del Vento) e 12 SI Bing Feng (colpito dal vento). Quindi sono tutti punti localizzati al collo. Vi è un solo punto Vento (Feng) localizzato in basso : GB 31 (Feng Shi – Città ventosa). Questi punti sono usualmente utilizzati non solo per trattare stati dolorosi e tensioni muscolari ma anche le malattie neurologiche (ovviamente per quello che l’agopuntura può fare). In ogni caso a sottolineare l’importanza delle cause esterne ed interne di malattie vi sono 2 punti “barriera” che complessivamente le trattano. Sono TE 5 (Wai Guan – barriera esterna) e PC 6 (Nei Guan – Barriera interna). Ma accanto a queste 2 cause di malattia vi sono poi quelle “ne esterne ne interne” che sono rappresentate essenzialmente dalle cause alimentari. La medicina cinese si è occupata fin dalle origini di questo aspetto e per ogni alimento aveva descritto la quantità di vitalità intrinsecamente presente, la natura cioè la capacità di scaldare o raffreddare l’ organismo, il sapore dell ‘alimento (acido, amaro, dolce, piccante e salato) che condiziona specifici movimenti di energia del corpo e il meridiano “destinatario” cioè il luogo o meglio la “linea energetica” che viene maggiormente tonificata dall’ alimento utilizzato.
Facciamo un esempio chiarificatore: la patata. Si tratta di un’alimento dolce di natura neutra. Questo significa che aumenta l’energia della “Milza – Pancreas” cioè della funzione che in medicina cinese fornisce energia a tutto il corpo. Ha una natura neutra quindi non fornisce particolare calore. Scarica la sua energia lungo il meridiano della Milza – Pancreas e dello Stomaco. Si tratta di 2 meridiani con molteplici funzioni . Possiamo dire, semplificando, che il primo aumenta l’energia del corpo ed il secondo tratta le infiammazioni. E queste sono proprio le indicazioni classiche di questo tubero ( Solanum Tuberosum): utile nella nausea e nei rigurgiti, nella costipazione ed anche nelle lesioni dermatologiche (succo di patata o patate frantumate). Nel sono esempi queste 2 ricette:
a) Nelle gastralgie bere mattina e sera un bicchiere di succo di patata per un mese
b) Nelle lesioni dermatologiche fare un cataplasma di patata, frantumate., ricoprire con una garza e rinnovare 3 volte al giorno

A cura di: Maurizio Corradin

AGOPUNTURA VS NEURALTERAPIA NEL TRATTAMENTO DELLE CEFALEE: STUDIO RETROSPETTIVO CON FOLLOW-UP DI 4 ANNI

La neuralterapia nasce in Germania negli anni ’20, ad opera dei fratelli Walter e Ferdinand Huneke, trattando fortuitamente una loro sorella, che soffriva proprio di una grave forma di emicrania, con una endovenosa di un anestetico locale, la procaina.
Sulla base delle intuizioni ed esperienze maturate negli anni successivi dai fratelli Huneke, si viene costruendo un ricco corpus teorico-pratico sull’uso terapeutico della procaina e di altri anestetici locali, soprattutto la lidocaina, in una gran quantità di patologie, comprese le cefalee e altre algie del capo come p. es. la nevralgia del trigemino, del glossofaringeo, del nervo occipitale, e mediante numerose tecniche mutuate da altre specialità mediche, come p. es. i blocchi nervosi anestetici, le iniezioni intraarteriose, le intraarticolari, i ponfi e le iniezioni intramuscolari nei punti trigger e/o di agopuntura.
La cefalea, sia emicranica che tensiva che a grappolo, è una possibile indicazione della neuralterapia (denominata anche terapia neurale, in particolare nei Paesi di lingua spagnola) secondo i principali testi (Dosch, Barop, Fischer, Weinschenk) e i pochi studi in letteratura, comunque tutti concordanti sulle potenzialità terapeutiche di questa tecnica, sia quando usata come riflessoterapia, mediante ponfi e/o intramuscolari nei segmenti adiacenti, o sui vasi e plessi nervosi afferenti (tecniche (terapia segmentale), sia quando usata come ricerca del “campo perturbante” (cicatrici, denti, tonsille le strutture più frequentemente interessate, ma anche altri organi o strutture anatomiche) quale possibile causa di patologie croniche a distanza.
Per analizzarne le possibilità terapeutiche nelle cefalee è stato pertanto effettuato uno studio di confronto con una tecnica simile ma più studiata come l’agopuntura, considerata efficace sia nelle cefalee muscolo-tensive che in quelle emicraniche.
Da una casistica retrospettiva dei casi di cefalea trattati con le due metodiche in oggetto dal 1982 al 31 luglio 2008, vengono esaminati due gruppi di casi, 129 trattati con ago a secco (agopuntura cinese) e 21 mediante neuralterapia secondo Huneke.
Il sesso è stato maschile in 24 casi (22,9 %) nel gruppo “agopuntura” e in 2 casi (10,5 %) nel gruppo “neuralterapia” (P=ns), l’età media è stata, rispettivamente, di anni 43,2 ± 14,7 (range 16-90) e 50,2 ± 12,2 (range 19-68) (P<0,05), la durata media del dolore è stata di 10 anni e 5,4 mesi (± 156,2 mesi) e di 17 anni e 6,8 mesi (± 181,2 mesi) (P<0,05), la durata della terapia è stata di 48,8 giorni (± 48,6) e di 25 (± 25,1) (P<0,05), il numero delle sedute è stato di 7,1 ± 4,5 (range 1-20) e di 6,6 ± 4,5 (range 1-19) (P=n.s.). Al termine della terapia, il miglioramento soggettivo percentuale (%PRS = percentuale di pain relief soggettivo) è stato del 67,7 % (± 30,8) nel gruppo “agopuntura” e del 58,6 % (± 42,7) nel gruppo “neuralterapia” (P=n.s.). Dopo 6 mesi, i risultati erano del 45,7 % (± 42,9) (N=97) nel gruppo agopuntura, e del 45 % (± 41,7) (N=16) (P=n.s.) nel gruppo neuralterapia, dopo 1 anno del 32,6 % (± 42,6) (N=87) e del 39,3 % (± 43,3) (N=15) (P=n.s.), dopo 1 anno e 6 mesi del 21,2 % (± 37,9) (N=81) e del 31,5 % (± 41,1) (N=13) (P=n.s.), dopo 2 anni del 19,7 % (± 36,8) (N=78) e del 31,5 % (± 41,1) (N=13) (P=n.s.), dopo 2 anni e 6 mesi del 17,8 % (± 35,4) (N=76) e del 31,5 % (± 41,1) (N=13) (P=n.s.), dopo 3 anni del 12,2 % (± 30,7) (N=71) e del 20,1 % (± 35,5) (N=11) (P=n.s.), dopo 3 anni e 6 mesi dell’11,8 % (± 30,7) (N=69) e del 30,9 % (± 35,5) (N=11) (P=n.s.), dopo 4 anni del 12,2 % (± 31,1) (N=67) e del 20,9 % (± 35,5) (N=11) (P=n.s.). Considerando un altro indice di efficacia antalgica, il tempo medio di persistenza del risultato (TMPR?2a) (in quei casi che hanno avuto un risultato positivo e un follow-up di almeno 2 anni) è risultato di 1 anno e 8 mesi (± 28 mesi) (N=71) nel gruppo agopuntura, di 3 anni e 5,2 mesi (± 40,3 mesi) (N=10) nel gruppo neuralterapia (P<0,05). fig1barba

CONCLUSIONI. Dai dati sopra elencati si evince che il gruppo “neuralterapia” è decisamente meno numeroso rispetto a quello “agopuntura”, ma consente comunque un raffronto anche statistico dei dati; che il gruppo “neuralterapia” è più anziano e con durata del dolore maggiore, ambedue dati prognosticamente sfavorevoli; più lunga è anche risultata la durata della terapia per il gruppo “agopuntura”, mentre sono invece comparabili il numero delle sedute.
In quanto ai risultati, dal punto di vista statistico, considerando la “percentuale di pain relief soggettivo”, non vi sono differenze tra i due gruppi; nel follow-up, dopo 1 anno e fino ai 4 anni considerati, i risultati antalgici del gruppo “neuralterapia” sono comunque superiori: solo l’esiguità dei casi trattati con neuralterapia impedisce differenze statisticamente significative; considerando la persistenza del risultato mediante il TPMR?2a, i risultati del gruppo “neuralterapia” durano più o meno il doppio di quelli del gruppo “agopuntura”, ed in modo statisticamente significativo.
Nonostante l’esiguità nel numero dei pazienti trattati con neuralterapia, tale metodica in questo studio sembra pertanto avere la stessa efficacia dell’agopuntura nel breve periodo, mentre sembra più efficace a distanza; tali risultati confermano sostanzialmente i risultati di analoghi studi di confronto degli stessi Autori su altre patologie (cervicalgie, lombalgie e periartriti scapolo-omerali, nonché uno studio cinese; tali risultati, sia pure incoraggianti per la neuralterapia, necessitano comunque di conferme con studi numericamente più numerosi ed in trials randomizzati e controllati.
L’esiguità in questa casistica nel numero dei pazienti trattati con neuralterapia può essere spiegata con una certa maggiore invasività e dolorosità delle sue tecniche (principalmente i ponfi in zona cefalica e l’endovenosa), rispetto all’agopuntura, peraltro anche più conosciuta dai pazienti attraverso i massmedia, che con maggiore difficoltà può essere accettata in pazienti in gran parte giovani e femminili, ma i risultati qui esposti ne incoraggiano l’uso, soprattutto nei pazienti più anziani e refrattari ad altre tecniche antalgiche; in attesa, nel futuro, di auspicabili altri studi di confronto fra le due metodiche, possibilmente in trials randomizzati e controllati.

Barbagli P, Bollettin R. Ago a secco vs neuralterapia nel trattamento delle cefalee: studio retrospettivo con follow-up di 4 anni. Atti del XXVI Congresso S.I.R.A.A. (Firenze 18-20.11.2011), pag. 25-8

A cura di Paolo Barbagli

7 MINISTRO DEL CUORE DA LING

In questo numero del nostro giornale vorrei parlarvi di un punto di agopuntura prendendo spunto da un caso clinico presentato dal dott Dante De Berardinis sul suo blog. Si trattava di una donna di 45 anni affetta da un dolore post erpetico all’ emitorace destro. Il dolore era resistente agli antiinfiammatori. Si trattava di una vedova che dopo 4 anni “portava il lutto” e alla quale le domande sul marito suscitavano commozione e pianto.
La paziente è stata trattata con la puntura del punto PC 7 – Da Ling con notevole miglioramento della sintomatologia dolorosa fin dalla seconda seduta.
Ma non era per parlare della nevralgia post erpetica che ho introdotto questo breve articolo. Ne per trattare del Herpes in fase acuta (in generale tutte le forme di Herpes rispondono a 10-11 Stomaco). L’oggetto di questo è richiamare la vostra attenzione su questo punto : il 7 PC – Da Ling.
Intanto il nome Da Ling significa grande (Da) collina o tumulo di terra che si trova sopra le tombe (Ling). Ha anche dei nomi secondari : Tai Ling (grande collina), Xin Zhu (maestro del Cuore),e Gui Xin (fantasma del Cuore).
Se si leggono i testi classici si corre il rischio di non capire la fisiologia del punto. Questi infatti riportano solo un gran numero di sintomi che per il punto in questione vanno dalla Cefalea al dolore toracico, alla irritabilità ai foruncoli ed ai disturbi urinari.
E questi sintomi sono comuni a molti altri punti collocati sia sullo stesso che su altri meridiani.
Un grande aiuto alla comprensione della fisiologia del punto o, come noi agopuntori “classici” diciamo la “personalità” del punto viene dal nostro Maestro Yuen.
Questi spiega che trattare il 7 PC – Da Ling è essenziale per coloro che “nascondono”, che “tumulano”. E questo vale sia per il dolore che per la personalità più profonda e vera . De Berardinis nel suo blog parlava di “nascondere” il dolore. Forse sarebbe più corretto parlare di “tumulare” il dolore o la personalità.
Intendo dire che 7 PC Da Ling è il punto da utilizzare tutte le volte che un soggetto mostra una “faccia che non è propria” o un “dolore cronico di natura psicosomatica.
La differenza fra i 2 termini sottolinea anche la fisiologia. Nel senso che il “tumulo” si vede, lo si nota. Dobbiamo solo prestare un po di tempo ed attenzione. Comunque sia delle personalità patologiche vi parlerò nei prossimi articoli. Invece relativamente alla “conversione somatica” di un lutto o di un dolore “psichico” o comunque di una caso difficile vale la pena di ricordare quanto affermato dal dott. J.M. Kespi e ripreso dal dott. De Berardinis: dimenticate il sintomo e trattate la persona

A cura di: Maurizio Corradin

SEGNI CLINICI DI CEFALEA CERVICALE (seconda parte)

Si descrivono tre topografie di cefalea cervicale: occipitale, temporo-mascellare e fronto-sopra orbitaria., che possono essere isolati o diversamente associati.
Al livello del cuoio capelluto ,non potendosi eseguire la manovra del pincé-roulé per mettere in evidenza una cellulalgia, si esegue la manovra detta “segno della frizione” che consiste nell’eseguire piccoli movimenti circolari; questa manovra è sensibile nel territorio del nervo interessato e indolore nelle zone limitrofe.
Cefalea a topografia occipitale
Il segno della frizione è positivo nella parte posteriore del cranio, da un solo lato, nel territorio del nervo di Arnold,branca posteriore di C2 e talvolta anche nel territorio di C3,che è più mediale.
Cefalea a topografia occipito-temporo-mascellare
E’ il territorio della branca anteriore di C2 e di C3. Questa cefalea può simulare un dolore dell’articolazione temporo-mandibolare. All’esame, positivo il segno della frizione sopra e retro auricolare e dolore al pincé-roulé della pelle dell’angolo della mandibola.
Cefalea a topografia occipito-sopra-orbitaria
Qui ci troviamo nel territorio del trigemino.E’ tra tutte,la forma più frequente delle cefalee cervicali. Un segno la caratterizza:il dolore al pincé-roulé del sopracciglio.la pelle del sopracciglio viene stretta tra pollice ed indice ed arrotolata come si farebbe con una sigaretta.La pelle è spesso ispessita e dolorosa a questa manovra rispetto al lato opposto.In certi casi lo stesso segno sarà ritrovato al livello della pelle della guancia, ciò spiega come certi dolori facciali possono essere alleviati da un trattamento cervicale.
Questa forma di cefalea può essere leggera,episodica, o al contrario, tenace e quotidiana; sovente assume l’aspetto di una cefalea banale, ma nel 10% dei casi, assume le caratteristiche di una cefalea di tipo vascolare, con rinorrea e lacrimazione unilaterale (dal lato del dolore articolare C2-C3).
Altri segni possono esser ritrovati: piccoli cordoni mialgici al livello dello sterno-cleido-mastoideo, che è innervato dal nervo spinale (XI), come il trapezio, ma che riceve anche dei rami provenienti da C2 e C3, mentre che il trapezio riceve rami da C3 e C4. Questi due muscoli possono presentare dei punti grilletto, la cui pressione risveglia la cefalea abituale.Questi punti, avendo dunque un’origine vertebrale possono sparire in seguito a trattamento cervicale, così come possono essere generati da un sovraccarico funzionale e necessitare ,in questo caso, di un trattamento locale.

Trattamento

Ha per fine la risoluzione del dolore articolare C2-C3 e le sue conseguenze. E’ un trattamento manuale,se non ci sono controindicazioni. Consiste in manovre di rilassamento dei muscoli sotto-occipitali, seguite da manovre di mobilizzazione e di manipolazioni vere e proprie che rispettino la regola del non dolore e del movimento contrario (da tre a cinque sedute).
Per i manipolatori non esperti si possono eseguire, in alternativa, le tecniche di stiramento trasversale o meglio le tecniche neuro-muscolari, quali le miotensive.

Libera sintesi a cura di Giovanni Asero

Robert Maigne:”Signes cliniques des céphalées cervicales”; revue de Médecine Vertébrale,n°16 ; juin 2005