Terapia Neurale

Domande frequenti sulla Terapia Neurale  a cura del Dott. Paolo Barbagli
 
 COME E’ COMINCIATA LA NEURALTERAPIA  ?

La neuralterapia incomincia in maniera casuale nel 1925, quando i fratelli Ferdinand e Walter Huneke, ambedue medici, videro scomparire improvvisamente l'emicrania della loro sorella, che aveva in precedenza tentato senza successo molte terapie.
Su consiglio di un anziano collega, Ferdinand iniettò per via endovenosa alla sorella un analgesico, e l'attacco emicranico sparì immediatamente; una seconda volta invece lo stesso analgesico non sortì alcun effetto, ed il fratello Walter, esaminando le due diverse composizioni del farmaco, si accorse che la prima volta era stata somministrata erroneamente la formulazione per via intramuscolare, che aveva aggiunto all'analgesico una piccola quantità di un anestetico locale, la procaina. Fu allora che i due fratelli ipotizzarono che l'azione terapeutica fosse dovuta non all'analgesico ma all'anestetico locale.
Iniziando a curare con successo nel loro ambulatorio vertigini, insonnie ed epilessie, oltre alle cefalee, si accorsero che ottenevano dei buoni risultati anche con semplici iniezioni intramuscolari e, in una paziente con cefalea e pessime vene, anche iniettando vicino alla vena.

QUALI  EFFETTI  COLLATERALI  POSSONO SOPRAVVENIRE DOPO UNA SEDUTA DI NEURALTERAPIA ?

Dipende dalle tecniche impiegate. Più complesse ed invasive sono le tecniche, più facilmente vi possono essere degli effetti collaterali.
I principali sono quelli dovuti all’ago (infezione, rottura dell’ago, ematomi, danni nervosi), ma molto rari se le iniezioni vengono praticati seguendo tutte le regole di asepsi e le precauzioni consigliate (l’aspirazione prima dell’iniezione dell’anestetico, l’uso di aghi il più possibile sottili, evitare di pungere direttamente vasi o nervi).
Vi sono poi alcuni effetti dovuti all’anestetico locale, il più grave dei quali è lo shock anafilattico o, comunque, una reazione allergica. Tali eventi sono comunque estremamente rari, e quasi sempre prevedibili con un’anamnesi accurata. Poiché quasi sempre gli anestetici locali vengono usati dai dentisti, quasi sempre basta la semplice domanda: “Ha mai avuto problemi di allergia dal dentista ?” per fugare quasi tutti i dubbi. In caso di allergia accertata o sospetta agli anestetici locali, è comunque buona norma evitare la neuralterapia propriamente detta, e sostituirla p. es. con l’agopuntura a secco, con l’omeomesoterapia (iniezione di sostanze omeopatiche), o la riflessoterapia con la soluzione fisiologica, spesso con efficacia simile alla neuralterapia.
Attenzione anche ai dosaggi dell’anestetico, poiché esiste una tossicità diretta di questi farmaci, proporzionale ai dosaggi impiegati: in ogni caso, con un minimo di attenzione è difficilissimo avvicinarsi a questi dosaggi in una seduta di neuralterapia, viste anche le basse concentrazioni impiegate.

QUAL’E’ IL MECCANISMO D’AZIONE DELLA NEURALTERAPIA ?

Per quanto riguarda la puntura dell’ago, il meccanismo d’azione è sostanzialmente lo stesso dell’agopuntura (vedi).
All’effetto dell’ago si aggiunge l’effetto dell’anestetico locale iniettato. A tal riguardo vi sono diverse interpretazione. La teoria “classica” dei neuralterapeuti tedeschi, che si rifà a degli studi di Fleckenstein e Hardt pubblicati nel 1949, l’anestetico locale sarebbe in grado di ripolarizzare la membrana cellulare delle cellule “malate”, che sono normalmente polarizzate con una differenza di potenziale di 90 mV. La cellula “malata” o danneggiata sarebbe invece depolarizzata, avrebbe cioè perso, del tutto o in parte, simile polarizzazione.
Altri ritengono poi che l’anestetico locale blocchi dei circuiti viziosi e nocivi, permettendo così il ripristino delle condizioni fisiologiche.
Infine, alcuni sostengono che l’anestetico locale, iniettato sui punti di agopuntura, inibirebbe l’azione dell’agopuntura stessa. Per la verità, vi è un solo studio di tale tenore, che ha indagato gli effetti dell’agopuntura su Pericardio6, in caso di vomito gravidico.
In conclusione, il meccanismo d’azione della neuralterapia avrebbe bisogno di studi più approfonditi e circostanziati.

PERCHE’  LA  NEURALTERAPIA E’ COSI’ POCO CONOSCIUTA IN ITALIA  ?

Perché è una metodica nata e sviluppata specialmente nel mondo di lingua tedesca, dove un medico su tre conosce e pratica almeno superficialmente le principali tecniche neuralterapeutiche. La cultura e la lingua tedesca in Italia è poco diffusa, tranne nell’Alto Adige, dove infatti praticano la maggior parte dei medici italiani che conoscono la neuralterapia, e così la medicina.

COME SI SVOLGE LA VISITA DI UN MEDICO NEURALTERAPEUTA ?

Esattamente come ogni altro medico, con in più una particolare attenzione, nell’anamnesi, alla storia di traumi e interventi chirurgici, che potrebbero comportare la presenza di cicatrici “campi perturbanti”, e di tutte le malattie croniche, anch’esse potenziali “campi di disturbo” causa di possibili problemi anche a distanza.

COME SI SVOLGE UNA SEDUTA DI NEURALTERAPIA  ?

Quasi sempre in neuralterapia si iniziano a praticare le tecniche più semplici, che sono i ponfi e le intramuscolari. I ponfi sono delle piccole infiltrazioni sottocutanee, con un ago piccolo e sottile,  di anestetico locale a basse concentrazioni e a piccole dosi in determinati punti che sono molto spesso punti di agopuntura, o punti dolorosi alla pressione (“tender”), o scatenanti dolore a distanza (“trigger”). Vi sono in genere alcuni punti nella zona del problema da trattare (punti adiacenti o metamerici), e punti distanti o extrametamerici.
Le intramuscolari vengono eseguite in genere in punti dolorosi (tender o trigger) situati più profondamente nei muscoli, e si fanno con aghi un po’ più grossi e lunghi, sempre con piccole dosi di anestetico locale.
Quando si sospetta la presenza di “campi disturbanti” (cicatrici o altro), questi possono essere anch’essi infiltrati.
Solo in caso di problemi complessi o di problemi che non hanno avuto giovamento dalla terapia “segmentale” con ponfi o intramuscolari sarà necessario eseguire tecniche più invasive e complesse, quali i blocchi dei plessi nervosi o dei singoli nervi, le endovenose o intraarteriose, le intraarticolari ecc.

QUALI PROBLEMI PUO’ RISOLVERE LA NEURALTERAPIA ?

Il campo d’azione della neuralterapia è teoricamente molto vasto, anche se la sua efficacia è più documentata nelle patologie dolorose benigne, quali p. es. cervicalgie, lombalgie, lombosciatalgie, sindromi del tunnel carpale, cefalee, artrosi del ginocchio e delle dita delle mani ecc.
Si può dire che, in teoria, qualsiasi patologia cronica, in particolare quelle che non rispondono alle terapie convenzionali, può essere migliorata  o guarita dalle tecniche neuralterapeutiche. Infatti, secondo i fratelli Huneke, qualsiasi patologia cronica può essere causata da un “campo di disturbo” e trattata mediante l’infiltrazione con un anestetico locale di tale distretto corporeo (p.es. cicatrici, tonsille, denti ecc.)

QUANTO TEMPO PUO’ DURARE IL BENEFICIO ?

Il beneficio ottenuto da trattamento neuralterapeutico puo’ variare dalla completa e permanente risoluzione del problema, ad un sollievo di breve durata che necessita di ripetere il trattamento anche dopo poche settimane. Talvolta tuttavia non si ottiene alcun beneficio e cio’ puo’ dipendere da diversi fattori: una stimolazione troppo blanda, una diagnosi scorretta, uno stato depressivo o un concomitante trattamento farmacologico antagonista. Tutti questi fattori vanno adeguatamente analizzati nel corso del trattamento assieme al paziente e, laddove possibile, corretti.


COSA E’ LO “STORFELD” O CAMPO DISTURBANTE  ?

Il “campo disturbante” o “campo di disturbo”, in tedesco “Storfeld”, è un distretto anatomico alterato, o malato, dal quale partono dei riflessi a distanza che causano disturbi di vario genere in tutto l’organismo o in parti del corpo anche lontanissime.
In questi casi l’unica maniera per guarire è “annullare” i riflessi patologici a partenza dal “campo di disturbo”. Per eliminare tali riflessi il metodo più impiegato è l’infiltrazione con anestetico locale, tipico della neuralterapia, ma anche altri metodi si sono rivelati efficaci, come per esempio l’infissione di aghi, la stimolazione laser e l’escissione chirurgica, quest’ultima da riservare però solo ai casi più ostinati e ribelli.

I “campi di disturbo” più frequenti sono le cicatrici, i denti e le tonsille.